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E' un vero e proprio hit negli ultimi anni, ne parlano tutti e ci sono molti appassionati che giocano online nei casinò. Anche il
governo ha messo le mani in questo campo. Prima, governo cosiddetto liberale di Berlusconi, ha vietato i giochi d'azzardo online e dopo,
quello di Prodi, quando ha capito che potrebbe mettere un po' di soldi nelle tasche dello stato, ha trovato anche una scusa per cambiare
parzialmente la propria idea: i giochi di abilità non sono più illegali e pertanto il poker è stato legalizzato (non ho capito quale'è la
differenza tra perdere i soldi per poca abilità o per mancanza della fortuna). Una decisione comunque molto strana visto che negli Stati
Uniti hanno vietato poker online perché permette il lavaggio dei soldi. Ci si mettono in due a giocare in una sala poker e uno perde i
soldi a favore dell'altro, cioè gli passa i soldi in nero in modo legale.
A prescindere da questi fatti, si gioca comunque. La legge colpisce gli operatori di siti che propongono casinò online, non i giocatori.
Ma il gioco per gli operatori è facile: per l'ordine del governo gli Internet provider, come per esempio Alice, Vodafone, Wind ed altri
sono obbligati per legge, se non pagano una multa molto salata, a bloccare gli indirizzi dei siti con i giochi d'azzardo. L'elenco di
siti stila e fornisce lo stato, più precisamente la concessionaria AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato).
E cosa fanno gli operatori? Semplicemente cambiano l'indirizzo del sito. Non si trovano più sull'indirizzo casino.com, ma sul casino2.com.
Quando uscirà il nuovo elenco di siti proibiti, l'indirizzo diventerà casino3.com e così via. Così va avanti da qualche anno e tutti alla
fine sono felici e contenti, in qualche modo. Per i proprietari di siti è facile cambiare l'URL, lo stato comunque può dire che sta
combattendo questo vizio, se di vizio si può parlare, ed i giocatori continuano tranquillamente a giocare.
Si può discutere in modo argomentato sui pro e i contro per quanto riguarda il gioco d'azzardo, ma il modo in cui i nostri legislatori
hanno deciso di affrontare il problema, cioè oscurando i siti, si assomiglia molto ai sistemi di censura applicati in alcuni paesi
che spesso i nostri politici criticano per la mancanza della democrazia.
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